AISF AISF - Sportello Anti-Stalking

AISF - Sportello Anti-Stalking

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AISF ::: Il nostro TEAM di Consulenti Forensi Anti-stalking


Antistalking Division in collaborazione con Telefono Rosa (www.telefonorosa.it)

L'AISF, Accademia Internazionale di Scienze Forensi, ha attivato un'equipe multidisciplinare formata da operatori del settore forense ( Psicologi, Criminologi, Medici Legali, Informatici, Investigatori e Avvocati civilisti e penalisti) con una vasta esperienza maturata nelle consulenze in tema di stalking e atti persecutori nelle varie possibili manifestazioni (ex art. 612 bis) che opera sul territorio nazionale.
L' Anti-stalking Team dell'AISF  è diretto dalla Dr.ssa Roberta Bruzzone, Psicologa Forense e Criminologa con una vasta esperienza in tema di Consulenze Tecniche in tema di Stalking, violenza domestica, violenza sessuale e omicidio, da tempo Consulente Tecnico per Telefono Rosa proprio nell'ambito di processi che riguardano tali scenari criminali.
Il Team Anti-stalking fornirà una valutazione completa ed interdisciplinare del caso a tutte le vittime che contatteranno i nostri consulenti e forniranno direttamente un quadro completo della loro vicenda (che verrà analizzata sulla base dello specifico assessment messo a punto dall'equipe anti-stalking dell'AISF).
L'obiettivo dello sportello antistalking è fornire in maniera capillare ed il più rapidamente possibile il supporto psicologico, giuridico e medico necessario per chi è gravato dall'assedio di uno stalker. Agire tempestivamente ed evitare errori nell'approccio a questo tipo di scenari si è rivelato un fattore di importanza cruciale nella risoluzione dei vari casi giunti all'attenzione degli esperti AISF. Da qui la decisione di fornire un servizio di supporto alle vittime facilmente accessibile e tempestivo. L'iniziativa ha già riscosso un notevole successo in termini di segnalazioni ricevute e scenari gestiti con efficacia dal TEAM.

A partire dal primo settembre 2010 il Team è operativo nelle seguenti città presso le sedi AISF:
Genova
Roma
Perugia
Torino
Padova
Bari
Firenze (in collaborazione con lo Studio Legale dell'Av. Barbara Gualtieri)

Per informazioni ed appuntamenti:
email: This e-mail address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it
infoline 3393597995 - sede centrale per il primo contatto
account Skype: aisf.team.anti.stalking (AISF Team Anti-stalking)

NOTA IMPORTANTE

L'Accademia Internazionale di Scienze Forensi valuta, a insindacabile giudizio, i casi che giungono in Associazione e attiva i propri Consulenti una volta applicato un “protocollo” procedurale interno. Questo permette alla nostra organizzazione di ottimizzare le energie, le risorse e il tempo dei nostri Specialisti proprio con l’obiettivo di mantenere lo standard qualitativo riconosciuto e consolidato in anni di attività.
E’ corretto precisare che la prima consulenza dei nostri esperti è sempre gratuita (tale prima consulenza prevede però unicamente un contatto telefonico e/o via mail attraverso cui verrà fornito dai nostri consulenti un inquadramento generale della vicenda - non rientra in tale prima consulenza gratuita un incontro diretto con i nostri specialisti presso le nostre sedi). Dopo questo primo passo, se si creano le condizioni per procedere e prendere in carico il caso (sotto il profilo giudiziario, legale, psicologico-forense, medico, etc. …) i consulenti esperti dell'AISF applicheranno tariffe di favore, nel rispetto delle singole professionalità espresse e dei tariffari degli Ordini di appartenenza.

Qui di seguito alcuni dati ed informazioni che ci restituiscono la drammaticita' dello scenario criminale affrontato dalla nostra equipe multidisciplinare.

Telefono rosa, 4 violenze su 5 in casa

Lo conferma una ricerca condotta su un campione di 1.782 casi trattati dall'Osservatorio del Telefono Rosa

28 luglio, Roma
fonte:http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2010/07/28/visualizza_new.html_1876112430.html

ROMA - Quattro violenze su cinque avvengono all'interno di una relazione sentimentale mentre solo una su 100 a opera di sconosciuti. A subirle sono soprattutto donne tra i 35 e i 44 anni (32%), sposate (50%) con figli (79%), diplomate (53%) e di professione impiegate (21%). Ammettono di patire ricatti, insulti e minacce (44%), violenza fisica, anche con corpi contundenti come martelli o altri oggetti taglienti (26%), economica (13%) e sessuale (7%). Ma vogliono venirne fuori: dal 2008 al 2009 la percentuale delle donne che ha subito violenza per mano del proprio compagno e' diminuita dal 64 al 55%, mentre sono aumentate le vittime aggredite dagli ex (dal 18% al 25%).

Lo rileva la ricerca ''Le voci segrete della violenza'', condotta da Swg su un campione di 1.782 casi trattati dall'Osservatorio del Telefono Rosa e presentata a Roma. Il 61% delle volte la violenza e' invisibile, si consuma all'interno delle mura domestiche. Anche se il 30% delle donne straniere in Italia afferma di averla subita anche in luoghi pubblici. Solo nel 7% dei casi si tratta di episodi isolati, nel 78% i comportamenti violenti sono invece reiterati, un'abitudine. Il 24% delle persone che si sono rivolte all'associazione Telefono Rosa ne e' vittima da oltre un anno, il 18% da un periodo tra i 5-10 anni, il 13% da 10-20 anni, mentre l'11% da oltre 20 anni.

La meta' delle violenze subite e denunciate dalle donne nel 2009 rientra nel reato di stalking. Erano il 46% nel 2008. L'aumento fino al 50% (+4% in un anno) e' stato misurato dalla ricerca ''Le voci segrete della violenza'', presentata oggi a Roma da Swg e dall'Osservatorio del Telefono Rosa. L'associazione ha preso in esame 1.782 casi di violenze nel 2009. Di questi, il 6% riguardava atti persecutori. Ma a subire lo stalking - osserva la presidente dell'associazione Telefono Rosa, Maria Gabriella Carnieri Moscatelli - sono state anche altre donne, vittime di minacce, violenza psicologica, economica o di atti molesti a carattere sessuale. Le molestie rientranti nel reato di stalking sono state il 52% di quelle dichiarate dalle donne italiane e il 45% di quelle denunciate dalle straniere. Chi ha subito atti persecutori e' stata minacciata (53%; la percentuale sale fino al 57% nel caso delle donne straniere in Italia), insultata verbalmente (22%; 23% nel caso delle italiane), pedinata (14%) e ha ricevuto telefonate continuate e messaggi e lettere non richiesti (15%). Ha inoltre subito appostamenti (15%) e danni ad auto o motorino (6%).

 

Il profilo dello stalker
di Roberta Bruzzone, Psicologa Forense e Criminologa This e-mail address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it

Gli operatori della salute mentale e della giustizia si confrontano ormai da moltissimi anni con questi “molestatori assillanti”, incapaci di gestire la frustrazione derivante da un rifiuto e, spesso, totalmente in balia del proprio delirio erotico o sentimentale. Nel corso degli ultimi 50 anni, soprattutto in seguito a gravi fatti di sangue messi in atto da parte di squilibrati ai danni di vari esponenti del mondo dello spettacolo e della politica, da Madonna a Jodie Foster, da John Lennon all’ ex Presidente Reagan alla nostrana Michelle Hunziker, il fenomeno ha trovato nuove attenzioni anche a livello mediatico e quindi al di fuori della cerchia degli addetti ai lavori ed è stato ribattezzato con il termine stalking, dall’inglese to stalk: fare la posta, termine preso in prestito dal mondo dei cacciatori, non a caso.
Si tratta senz’ombra di dubbio di un fenomeno che travalica i confini delle singole nazioni e non conosce differenze di status economico e sociale. Un recente studio condotto dal National Institute of Justice (2007) ha messo chiaramente in luce come lo stalking rappresenti negli Stati Uniti un fenomeno assai più frequente di quanto si potesse comunemente immaginare. Secondo questo studio ben 1,8 milioni di americani diventano vittime di stalking ogni anno. Purtroppo sembra trattarsi di stime per difetto dal momento che il numero oscuro anche per questo fenomeno sembra essere molto elevato. Dallo studio del National Institute of Justice emerge anche un altro dato piuttosto significativo, ossia che la maggior parte delle volte esiste una relazione pregressa tra il molestatore e la sua vittima. Ad occupare i primi posti di questa “ black list” sono infatti gli uomini con il volto di ex partners, amici, colleghi o pazienti della vittima. Mentre le vittime sono, nella stragrande maggioranza dei casi, proprio le donne. Anche la più diffusa manifestazione dello stalking nel nostro Paese riguarda persone che non riescono ad accettare di essere stati lasciati dal proprio partner e iniziano così a perseguitarlo nel vano tentativo di mantenere un legame attraverso una sempre crescente ed ossessionante presenza nella vita della vittima, diretta o indiretta che sia.
Un fenomeno ampio che coinvolge il 20% della popolazione italiana e che può essere un segno premonitore di atti violenti: circa il 10% degli omicidi volontari avvenuti in Italia dal 2002 al 2008 sono stati preceduti da atti di stalking di crescente intensita’. Atti che sono sempre stati segnalati dalle vittime, ma che, purtroppo non sono stati presi nella dovuta considerazione, come nel caso di Maria Antonietta Multari e Debora Rizzato.
Secondo gli ultimi dati ISTAT disponibili, quasi il 50% delle donne vittime di violenza fisica o sessuale ha subito comportamenti persecutori.
937 mila donne italiane hanno subito violenza fisica o sessuale e atti persecutori da parte del partner al momento della separazione. A queste vanno aggiunte 1 milione 139 mila donne che hanno subito lo stalking ma non violenze fisiche o sessuali. i numeri sono davvero impressionanti. 
In totale sono 2 milioni 77 mila le donne vittime di stalking da parte dell’ex partner, il 18,8% del totale della popolazione femminile presente su suolo italiano.
Questi i dati fondamentali emersi dall'ultimo sondaggio ISTAT: Il 68,5% dei partner ha cercato insistentemente di parlare con la donna contro la sua volontà, il 61,8% ha chiesto ripetutamente appuntamenti per incontrarla, il 57% l’ha aspettata fuori casa o a scuola o al lavoro, il 55,4% ha inviato messaggi, telefonate, e-mail, lettere o regali indesiderati, il 40,8% l’ha seguita o spiata e l’11% ha adottato altre strategie arrivando ad atti violenti di crescente gravita'.
Va segnalata tra i comportamenti di stalking pi' gravi anche la tendenza messa in mostra da molti stalker a denunciare la vittima per fatti del tutto falsi al solo scopo di minarne la serenita' personale, economica e professionale. Questo scenario di comportamenti indesiderati e' cio' che oggi sostanzia l'asfissiante assedio che questa categoria di criminali alimenta quotidianamente, una prigione silenziosa che progressivamente stritola la vita della vittima.

La legge anti-stalking
A oltre un anno dalla legge anti-stalking (612 bis) sono oltre 700 gli arresti e piu' di 3.000 i delitti denunciati. Questi sono i dati ufficiali  diffusi dal sottosegretario all'Interno Mantovano sullo 'Stalking' e riferiti al periodo 23 febbraio-31 ottobre 2009. da questi numeri emerge chiaramente un quadro con gli uomini principali colpevoli di atti persecutori. Secondo i dati della Direzione centrale della polizia criminale L'80,03% delle vittime sono donne e l'84,68% dei delitti e' compiuto da italiani. La regione con piu' casi denunciati e' la Lombardia (539), che precede Piemonte (403) e Toscana (359). Ma se l'87% delle volte la vittima conosce l'autore, solo il 20% lo denuncia. Ecco perche' oggi lo stalking e' ancora, in grande parte, un fenomeno criminale sommerso. Cio; che giunge all-attenzione delle Foreze dell-Ordine e' solo la punta di un iceberg sempre piu' voluminoso, giorno dopo giorno. L'incidenza generale sulla popolazione italiana e' del 21%, cio' significa che proprio in questo momento 1 italiano su 5 e' sotto l-assedio di uno stalker.
E' proprio per arginare concretamente tale allarmante scenario che il 23 febbraio 2009 e' entrato definitivamente in vigore Il secondo capo della legge n. 38/2009 in materia di atti persecutori, ossia stalking, con l’inserimento nel codice penale dell’art. 612-bis (dopo il 612 che definisce la minaccia) tra i delitti contro la libertà morale.
L'introduzione nel nostro sistema giuridico di questo nuovo reato sana cosi' una lacuna normativa ormai intollerabile, gia' recepita con molti anni di anticipo da molti altri paesi nel mondo come Stati Uniti, Canada, Nuova Zelanda e in Europa, Regno Unito, Germania, Austria, Belgio, Danimarca e Irlanda.
Viene cosi' finalmente introdotta nel nostro paese una misura atta a sanzionare il ripetersi di quel comportamento molesto, ossessivo, persecutorio, che si manifesta con telefonate a tutte le ore, attenzioni ripetute, appostamenti, biglietti, sms, minacce, denuncie false e violenze. Si tratta quindi di una costellazione di possibili comportamenti che genera nella vittima uno stato di ansia, paura, timore per la propria incolumità e la costringe, soprattutto, ad alterare le proprie abitudini e scelte di vita, come l'essere costretta a cambiare casa, lavoro e frequentazioni nella speranza, troppo spesso vana, di liberarsi della nefasta presenza dello stalker nella propria vita.
Il reato è perseguibile a querela della vittima ed il termine per la presentazione della querela è di sei mesi. Si procede d’ufficio, invece, nel caso il fatto colpisca un minore o una persona disabile,  quando il fatto comporti un altro delitto per il quale si proceda d’ufficio  oppure se l’autore delle molestie è già stato ammonito dal questore.
La legge prevede, infatti, che prima della querela la vittima di stalking possa rivolgersi alle autorità di polizia e chiedere al questore di ammonire l’autore delle molestie. Una volta raccolte le informazioni necessarie, il questore, se ritiene fondata la richiesta, ammonisce oralmente il molestatore e redige un processo verbale, rilasciandone copia all’ammonito ed alla vittima delle molestie.
Lo stalker oggi rischia una condanna che va dai sei mesi ai quattro anni di reclusione, con una pena resa più aspra se il fatto è stato commesso da un coniuge, legalmente separato o divorziato,  da persona che sia stata legata da relazione affettiva, o da persona già ammonita dal questore.
La pena inoltre cresce, fino alla metà, se il fatto è commesso contro un minore, una donna in stato di gravidanza o di una persona disabile, sia con armi o da una persona travisata. È contemplata anche la massima pena, vale a dire l’ergastolo, nel caso limite in cui il persecutore arrivi ad uccidere la vittima.
Per le vittime di stalking oggi è possibile contattare centri anti-stalking che possono aiutare ad affrontare la situazione dal punto di vista psicologico, criminologico e legale. Uno dei principali punti di riferimento nazionali a tal riguardo e' rappresentato dal Telefono Rosa (www.telefonorosa.it) e dalla sua equipe multidisciplinare quotidianamente disponibile a supporto delle vittime. E' stato poi istituito presso il Dipartimento per le pari opportunità un numero verde nazionale per le vittime di stalking, per assistenza psicologica e giuridica, nonché per segnalare, su richiesta della vittima naturalmente, le molestie alle forze dell’ordine.

Il profilo dello stalker che agisce nel nostro Paese
È maschio, italiano, senza precedenti penali e senza una storia di interesse psichiatrico alle spalle. Insomma, il quadro che sembra emergere sulla base delle persone denunciate per stalking dopo l'introduzione del reato di atti persecutori e' quello di una persona comune, a tratti persino banale ed assolutamente invisibile dal punto di vista sociale. Un lupo travestito da agnello, senza problemi evidenti, capace di manipolare la percezione altrui per vestire i panni della persona “per bene”, “al di sopra di ogni sospetto”. In molti casi, almeno inizialmente, e' solo la vittima a conoscere il vero volto dello stalker ed il profondo disagio psicologico che alberga dentro di lui.
Questi soggetti spesso hanno molto tempo a disposizione che impiegano per appostamenti e pedinamenti o per studiare a tavolino delle strategie per fare del male alla vittima, come nel caso delle denunce false e dei tentativi diffamatori a scapito della loro “preda'. Hanno un’età compresa tra i 30 e i 50 anni e una cultura medio-alta. Gli stalker italiani di solito non hanno precedenti penali, se non quelli legati appunto alle molestie e alle minacce, né hanno una malattia mentale vera e propria, diagnosticata da un centro di salute mentale. Persone apparentemente normali, che  vivono un episodio destabilizzante per lo piu' a causa della fine di una relazione, e cominciano cosi' a comportarsi in modo lucidamente persecutorio fino a spingersi oltre ogni limite del razionale. La loro sete di vendetta puo' spingere questi soggetti persino a danneggiare se stessi pur di recare un danno alla vittima.
A perseguitare può essere anche un perfetto sconosciuto, un vicino di casa con cui si scambia un semplice saluto, un collega di lavoro mai notato, una persona con cui la vittima condivide unicamente il tragitto per recarsi a lavoro a bordo di un mezzo pubblico o lo stesso supermercato. Gli esperti del settore sostengono che basta davvero poco per innescare il delirio persecutorio anche nei confronti di un perfetto sconosciuto. Ma questo scenario riguarda solo la minoranza dei casi giunti all'attenzione delle Forze dell'Ordine. Nella stragrande maggioranza dei casi italiani lo stalker conosce bene la propria vittima e ha avuto con lei una relazione significativa di matrice affetttiva: gli ex partner sono i più diffusi tra coloro che si trasformano in persecutori sistematici. E sono coloro che con maggiore probabilita' giungeranno a commettere atti violenti nei confronti della ex partner. Non dimentichiamo infatti che circa il 10% degli omicidi volontari avvenuti in Italia dal 2002 al 2008 sono stati preceduti da atti di stalking di crescente intensita’. Se poi consideriamo i casi di omicidio all'interno della coppia, lo stalking ha preceduto l'escalation omicidiaria in circa la metà dei casi.
Ma e' possibile difendersi da questa categoria di predatori sistematici? In effetti c'e' qualche consiglio utile che vale la pena di adottare come, ad esempio, evitare qualsiasi contatto con lo stalker e conservare sempre le prove dei suoi contatti. E' sempre utile a tal riguardo registrare le telefonate (alcuni cellurari oggi consentono tale operazione piuttosto agevolmente), memorizzare gli sms, salvare le e-mail, mettere da parte gli eventuali bigliettini, annotare tutti gli episodi avvenuti su un diario specificamente tenuto per documentare, giorno dopo giorno, le molestie subite, specificando cosa è successo, quando e dove ed eventuali testimoni presenti. Inoltre è fondamentale mettere in pratica strategie di sicurezza, come informare della situazione le persone vicine, non diffondere informazioni personali (come indirizzo di casa e numero di telefono) e tenere sempre a portata di mano un cellulare per poter chiedere aiuto in caso di emergenza.

I vari tipi di stalker che si possono incontrare
Ad oggi esiste una grande confusione a livello scientifico in merito quale sia il miglior modo per classificare tale eterogenea e complessa categoria di predatori. Sono state sviluppate infatti una serie di approcci tipologici che utilizzano una terminologia molto diversa tra loro. A complicare ulteriormente lo scenario è l’estrema difficoltà a far rientrare l’intera “galassia” di diverse tipologie di stalkers all’interno di un dato pronunciamento diagnostico omogeneo. Del resto non è sempre stato possibile individuare un quadro psicopatologico conclamato a carico dei soggetti che sono giunti all’attenzione degli inquirenti e dei clinici per comportamenti persecutori di tale matrice. Ciò che va sempre tenuto in debita considerazione quando si parla di molestatori assillanti è che dietro una serie di comportamenti apparentemente molto simili possono nascondersi vissuti e motivazioni decisamente molto diverse. Ed infatti uno tra gli approcci tipologici che ha riscosso maggiore successo messo a punto dal Prof. Mullen (1999) parte proprio dall’analisi motivazionale alla base dell’operato di questa categoria di predatori. Secondo Mullen abbiamo infatti:
1) il cosiddetto “risentito” o “vendicatore” che agisce per vendicarsi di un danno o di un torto che ritiene di aver subito da parte della vittima (è questo lo scenario prevalente nel nostro Paese, riconducibile per lo più a ciò che si innesca tra ex partners). Può spingersi fino ad aggredire la vittima sia fisicamente che sotto il profilo dell’immagine sociale. Il risentimento per questo genere di soggetto arriva a diventare il motore di tutta la loro intera esistenza fino a pregiudicare progressivamente persino l’esame di realtà.
2) abbiamo poi il “bisognoso d’affetto” per cui la vittima arriva a rappresentare l’unico modo per ottenere una sorta di riscatto sociale e psicologico, l’unico elemento in grado di ribaltare tutta una serie di vissuti di scarsa autostima ed inadeguatezza che sembrano contraddistinguere la struttura di personalità di questa tipologia di molestatori. Questo genere di stalker tende a negare a se stesso il rifiuto da parte dell’oggetto d’amore fino ad arrivare a capovolgere in chiave compensatoria i messaggi ricevuti da parte della vittima. All’interno di questa categoria rientra anche la tipologia dello stalker affetto da delirio di erotomania in cui il bisogno di vicinanza ed affetto da parte dell’offender viene reinterpretato attraverso una chiave di lettura erotizzata che distorce gravemente ogni comportamento e atteggiamento della vittima vissuto come un “vano” tentativo da parte di quest’ultima di resistere all’attrazione per l’offender. Non a caso parliamo di delirio….
3) in terza istanza abbiamo poi il “corteggiatore maldestro” connotato da una scarsa competenza relazionale che si traduce in tentativi di approccio con la vittima decisamente inadeguati rispetto all’obiettivo del molestatore e cioè fare la corte alla malcapitata di turno. Solitamente si tratta della tipologia di molestatore meno persistente nel tempo. Egli infatti, dopo una serie di tentativi maldestri di corteggiamento non andati a buon fine, tende ad abbandonare la presa per dedicarsi ad altre persone da “molestare” con le sue tecniche di approccio.
4) abbiamo poi il “molestatore respinto”, che comincia a perseguitare la vittima in seguito ad un rifiuto subito da quest’ultima. Nella maggioranza dei casi si tratta di un “ex” che tenta spasmodicamente di ripristinare la relazione d’amore con la vittima oppure che vuole vendicarsi per l’abbandono subito e percepito come inaccettabile. Questo genere di predatore è decisamente determinato, persistente nel tempo e difficilmente incline a farsi spaventare dal tipo di reazioni messe in campo dalla vittima. Perseguitare la vittima infatti rappresenta per lui l’unico modo per mantenere in piedi una forma di relazione, per quanto negativa e patologica essa possa essere, che per lui rappresenta comunque un’ottima alternativa alla perdita totale dell’altro. Ad alimentare la spinta persecutoria di questo genere di individui è proprio infatti un vissuto intollerabile di angoscia associato all’abbandono da parte della vittima. Perdere l’altro, per questo genere di stalker, equivale a perdere se stesso.
5) abbiamo poi una categoria finale del cosiddetto “predatore sessuale” che molesta le sue vittime per ingenerare in queste ultime un vissuto di sempre crescente paura, elemento che per lui rappresenta una fonte insostituibile di eccitazione sessuale. L’obiettivo principale di questo genere di molestatore è l’ottenere con la forza la disponibilità sessuale della vittima. Ma è il senso di potere e di controllo che percepisce nell’organizzare il suo assalto a rappresentare per lui la maggior fonte di eccitazione.

I “molestatori” di celebrità
Tra gli stalkers affetti da delirio di erotomania rientrano anche i cosiddetti molestatori di celebrità che in alcuni casi arrivano a seguire e a tentare di incontrare i loro idoli per anni ed anni. Nella maggior parte dei casi sembra trattarsi di molestatori sessuali abituali o conquistatori maldestri, che individuano l’oggetto del loro desiderio nella celebrità di turno (ma anche in una vittima sconosciuta che però sia in possesso dei giusti requisiti secondo il punto di vista dell’offender) ed effettuano una serie di tentativi di approccio, caratterizzati il più delle volte da crescente intrusività, incapaci di cogliere o, più propriamente, incuranti dei segnali di fastidio e/o rifiuto da parte della vittima.
Si tratta in questo caso di soggetti gravemente disturbati che nei loro deliri immaginano che una persona possa desiderarli ardentemente. Tra i quadri di disturbo mentale a carico di questi soggetti troviamo tutta una serie di condizioni cliniche in grado di inficiare gravemente l’esame di realtà tra cui la schizofrenia paranoide, la psicosi maniaco-depressiva e tutta una serie di disturbi deliranti di varia matrice. In alcuni casi la loro psicopatologia li spinge a credere fermamente di avere una relazione affettiva con l’oggetto dei loro desideri fino a generare vere e proprie allucinazioni visive ed uditive a corollario del loro delirio. Oppure, come nel caso di John Hinckley jr. che ha molestato per anni la famosa attrice Jodie Foster, possono arrivare a credere fermamente di essere destinati a condividere la propria vita con una data persona (anche senza averla mai incontrata prima) e che, se saranno abbastanza decisi e coraggiosi, riusciranno a vincere gli ostacoli del destino e a trovare la loro felicità al fianco dell’adorata celebrità.

Dallo stalking al cyberstalking
Da quando internet è divenuto uno strumento di comunicazione privilegiato da parte di milioni di persone in tutto il mondo, hanno cominciato a manifestarsi con sempre maggiore frequenza casi di minacce, intimidazione, molestie e di persecuzione attuati attraverso i servizi classici della rete: e-mail (80% dei casi) e chatlines. L’email, la chat e l’SMS rappresentano un nuovo strumento di molestia che in alcuni casi si associa ad altri mezzi “tradizionali” della “campagna di stalking” mentre a volte costituisce l’unica tecnica persecutoria attuata dal soggetto. In questa ultima modalità il contatto tra lo stalker e la sua vittima diviene esclusivamente “tecnomediato” dal web e, alla luce delle moderne teorie cybercriminologiche, è ipotizzabile in taluni casi la sussistenza di alterazioni della percezione del crimine da parte del molestatore. L’assenza di un contatto visivo con la vittima e l’asincronia delle eventuali risposte (es. via email) potrebbero generare in alcuni tipi di stalker (es. il corteggiatore maldestro) un quadro di sottostima dei danni psicologici provocati e della sofferenza inflitta. Tali valutazioni appaiono meno applicabili a soggetti che agiscono animati da rancore o da angoscia abbandonica. L’analisi investigativa del cyberstalking, secondo uno studio della “Computer Investigation Technology Unit” del Dipartimento di Polizia di New York condotta su un campione di casi investigativi avvenuti tra il 1996 e il 2000, ha evidenziato una tipologia abbastanza ricorrente di cyber-molestatore (maschio, 25 anni) e di vittima (donna, 35 anni) e ha individuato proprio nell’e-mail lo strumento principale utilizzato per attuare la molestia. Non a caso sia molti Stati americani che il Governo Federale stanno inserendo nella loro legislazione anche le tipologie di stalking attuate con mezzi di comunicazione elettronica. Il contrasto al cyberstalking del resto appare tutt’altro che semplice in primis a causa delle numerose opportunità di anonimità offerte dalla rete. Fondamentale in tal senso appare dunque essere una stretta collaborazione tra fornitori di servizi e organi investigativi.

Riferimenti bibliografici
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Bruzzone R., Il profilo dello stalker, pubblicato nella rivista "Alter ego" (Maggio 2007)
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