Il caso dei "fidanzati di Policoro" - Indagini medico-legali in fase di ultimazione - CASO RIAPERTO
COLD CASE DIVISION - AISF FORENSIC TEAM
Caso Fidanzati di Policoro riaperto ufficialmente
La Bruzzone alla riesumazione dei "fidanzatini"
di FILIPPO MELE - gazzetta del mezzogiorno - 14 dicembre 2010
POLICORO - Cresce l’attesa per la riesumazione delle salme di Luca Orioli e Marirosa Andreotta, i due “fidanzatini” trovati senza vita il 23 marzo del 1988 nel bagno della villetta della famiglia di lei. Due morti su cui si ancora si continua ad indagare dopo una serie infinita di depistaggi che non hanno portato, dopo 22 anni, alla verità e alla giustizia. Servirà la riesumazione di venerdì prossimo dopo la prima, senza esito, del 27 gennaio 1996, a far luce sulla morte dei due giovani? Una domanda che abbiamo girato alla criminologa Roberta Bruzzone, responsabile della “Cold case division (Divisione di casi irrisolti)” dell’Accademia internazionale di scienze forensi, e consulente tecnico di Olimpia Fuina, la madre-coraggio di Luca che sta spendendo la sua vita per avere giustizia sulla morte del figlio.
La criminologa, consulente della difesa di Michele Misseri nel “giallo di Avetrana”, sarà a Policoro il 17 dicembre quando al cimitero si provvederà alla riesumazione. «La riesumazione – ha risposto la criminologa – sarà molto utile per chiarire questo duplice delitto. Noi l’abbiamo chiesta e, ad oggi, è un elemento che non poteva essere tralasciato. Dipenderà molto dallo stato di conservazione dei due corpi. Noi offriremo a breve una serie di spunti all’autorità giudiziaria».
Prima o dopo l’autopsia?
«Dopo. Stiamo ancora ultimando una serie di attività».
Nella conferenza stampa di Matera dell’aprile scorso in cui presentò la perizia allegata all’opposizione all’archiviazione del caso, lei disse che aveva quattro piste per due omicidi e che se la Procura voleva conoscerle poteva chiamarvi. Siete stati chiamati?
«No».
Avete sempre quelle quattro piste?
«Sì. E si sono anche più irrobustite».
Si possono rendere pubbliche?
«No. Le ritengo riservate. Questo tipo di informazioni vogliamo darle alla Procura. Se la Procura non vorrà recepirle allora decideremo il da farsi».
Lei alla Gazzetta tracciò il profilo dell’omicida, sempre che sia ancora convinta dell’ipotesi del duplice omicidio…
«Convintissima. Non può trattarsi di morti accidentali. Se non altro per l’incredibile serie di orrori che sono avvenuti in questa vicenda che non possono giustificarsi che con la volontà ferrea di alterare la vera natura di quanto accaduto. Più soggetti sono intervenuti e non solo nella esecuzione materiale del delitto».
Lei ha dubbi anche sulla scena “ufficiale” del crimine?
«Sì, la scena potrebbe non essere il bagno, ma altri ambienti della casa dove furono rinvenuti i due corpi senza vita».
Rispetto agli elementi che raccolse per la sua perizia pro-veritate di aprile ne ha trovati di nuovi?
«Sì. E li presenteremo nelle osservazioni che faremo dopo l’autopsia e dopo che avremo capito quali attività vuole fare la Procura oltre alla riesumazione che è un mero passaggio iniziale».
22 Luglio 2010 - POLICORO - Il caso dei fidanzatini di Policoro è ufficialmente riaperto, con la nomina di un perito incaricato di valutare l'opportunità di riesumare le salme, per ulteriori rilievi scientifici sulle cause della morte.
Lo ha stabilito il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Matera, Rosa Bia, rigettando la richiesta di archiviazione e accogliendo la granitica opposizione delle famiglie di Luca Orioli e Marirosa Andreotta, i due ragazzi trovati morti nel bagno di casa Andreotta il 23 marzo del 1988.
Accolte le conclusioni contenute nella memoria pro veritate a firma di Roberta Bruzzone, Presidente AISF, coordinatore della Cold case Uniti dell'AISF.
Il 20 Aprile 2010 è stato consegnato ufficialmente il "PARERE PRO VERITATE" elaborato dalla Cold Case Division (diretta dalla Dr.ssa Roberta Bruzzone) dell'AISF sul caso "a pista fredda" dei fidanzati di Policoro. Il report è stato allegato alla richiesta di opposizione (a firma dell'Avv. Franco Auletta, Legale della famiglia di Luca Orioli) all'ennesima richiesta di archiviazione presentata dalla Procura di Salerno.
Riapertura delle indagini sui fidanzatini
Il Gip prende tempoIl giudice Rosa Bia ha ascoltato le parti per oltre un'ora, si esprimerà nei prossimi giorni
09/06/2010
di ANTONIOO CORRADO
Perizie imperfette per impedimenti tecnici, organi inquirenti che sembrano non dialogare tra loro, vecchie perizie con risultati chiari come il sole, ma poi ignorati.
Sono questi gli elementi riproposti al giudice per le indagini preliminari del tribunale di Matera, Rosa Bia, dai difensori di Luca Orioli e Marirosa Andreotta, i fidanzatini di Policoro trovati morti nel bagno di casa il 23 marzo del 1988.
Ieri mattina si è svolta l'udienza per la riapertura delle indagini, archiviate nelle scorse settimane con la motivazione della morte per avvelenamento da ossido di carbonio, sostenuta e motivata dal pubblico ministero Rosanna De Fraia.
Una conclusione che non rispetta la verità degli atti, secondo gli avvocati Francesco Auletta (Orioli) e Riccardo Laviola (Andreotta), che compongono l'intricata matassa delle indagini sul caso. I legali hanno chiesto con forza la riesumazione dei corpi, per effettuare l'indispensabile prelievo organico utile a verificare le cause scientifiche del decesso, compreso il riscontro di eventuali tracce di Dna estraneo alle due vittime, che potrebbe avvalorare la presenza e i contatti anche violenti con altre persone in quel bagno maledetto.
Secondo la difesa, insomma, si è trattato certamente di un omicidio, ma ormai solo la riesumazione potrà dare certezze, sempre che ci sia ancora materiale organico su cui poter lavorare. Si dovrà attendere ancora qualche giorno per conoscere la decisione del gip, che ha ascoltato per oltre un'ora le parti, compresa Olimpia Fuina, la combattiva madre di Luca.
In aula, durante la Camera di consiglio a porte chiuse, si è parlato nuovamente della perizia disposta dal pm ed effettuata il 26 ottobre del 1995, presso l'Istituto di Medicina legale dell'università di Roma “La Sapienza” dai professori Umani Ronchi e De Zorzi, che scrivono chiaramente: “I tracciati ottenuti hanno escluso la presenza di pigmenti ematici riferibili alla carbossiemoglobina”. In pratica, nell'emoglobina estratta dal sangue di milza e fegato sui due corpi, non c'era traccia del micidiale veleno contenuto nei fumi di scarico delle caldaie domestiche. Dunque, la perizia collegiale, disposta dallo stesso pm, escluderebbe categoricamente la morte per avvelenamento, ovvero la causa principe del decreto di archiviazione disposta a fine maggio dal pm De Fraia. Su questo fanno leva i legali delle vittime, evidenziando la palese discrepanza. «L'unica via d'uscita -spiega al Quotidiano l'avvocato Riccardo Laviola- resta la riesumazione dei corpi, quale evidenza scientifica essenziale per fare giustizia, non solo per restituire la pace a queste famiglie. Un provvedimento che sarebbe utile a escludere sospetti per morte causata da terzi; infatti, se, ad esempio, si trovassero sotto le unghia di una delle vittime, segni di Dna estraneo ai due ragazzi, le indagini potrebbero prendere altre strade, così come l'assenza potrebbe escludere certe ipotesi. Come difesa della famiglia Andreotta, abbiamo chiesto anche di individuare l'estetista con cui la ragazza aveva un appuntamento la sera della morte, perché questo ci farebbe porre altre domande: perché lavarsi profondamente in una piccola vasca, se poi si deve andare da un'estetista? E se, diversamente, si fosse trattato di una doccia veloce, forse il rubinetto dell'acqua non sarebbe stato aperto per così tanto tempo da giustificare l'eventuale presenza di monossido di carbonio in quantità letali».
«Non vogliamo altri collegi di superperiti - prosegue Laviola - basta con i processi mediatici e le illazioni giornalistiche. Il pm De Fraia ha certamente il merito di aver escluso definitivamente tutte le tesi dei festini e anche del presunto complotto mafioso per nasconderli; un segno chiaro di giustizia per la moralità della povera Marirosa».
Poi c'è la famigerata Fiat Panda, quella vista da alcuni testimoni allontanarsi da casa Andreotta quella sera, di cui si conosce il proprietario e sulla quale forse si dovrebbe indagare. All'uscita, Olimpia Fuina era visibilmente stanca, ma con l'aspetto di una persona che si è liberata di un grosso peso, con una certa fiducia nella coscienza del giudice.
«Non si può non aver letto l'esclusione categorica, per l'analisi tabulati, della presenza di monossido di carbonio nel sangue -dice- L'Uacv (Unità di analisi crimini violenti della Polizia ndr) ha preso un caso similare avvenuto a Milano per stabilire un'assurda analogia. Il pm, nelle motivazioni, parla di “singolari analogie”. Ma lì c'era gas nell'ambiente, tanto che chi è entrato si è poi sentito male, a Policoro no; a Milano c'era la porta chiusa, qui era aperta; lì hanno trovato la carbossiemoglobina nel sangue, per noi è stata esclusa già nel 1996; lì hanno fatto l'autopsia, qui è stata interrotta dalla rottura della macchina per la radiografia. Si dice anche che i corpi di Luca e Marirosa siano stati trovati come i ragazzi di Milano, ma se l'Uacv ha sostenuto che la posizione dei corpi è stata cambiata, come possono esserci analogie? Poi, come potevano i ragazzi farsi il bagno in una vasca di 60 centimetri, dove non entravano neppure in piedi. Ciò che dico non è frutto delle mie fantasie, non è “secondo me” -ci tiene a precisare Olimpia Fuina- ma “secondo gli atti”. Perché, quando la macchina radiografica si è rotta, e di questo malfunzionamento non c'è documentazione nelle lastre, nessuno ha disposto la sostituzione? Perché le operazioni dell'autopsia non sono state videoregistrate come prevede la legge? L'Uacv dice che non ci sono fratture e segni di lotta, ma come fa a dimostrarlo se la macchina radiografica era rotta?».
Insomma, solo la riesumazione potrebbe porre fine al balletto di perizie che si sono avvicendate in quasi vent'anni. La famiglia Orioli aveva presentato opposizione alla richiesta di archiviazione, allegando alla istanza anche un “parere pro veritate”, redatto dalla criminologa forense Roberta Bruzzone, esperta in criminalistica e analisi della scena del crimine presso l'Accademia internazionale di Scienza Forense di Roma. L'avvocato Auletta si è detto fiducioso nella coscienza del giudice Bia, annunciando che la famiglia Orioli starebbe valutando la possibilità di presentare querela nei confronti dell'Uacv per i contenuti e le contraddizioni negli atti prodotti.
«Ci sono tutti gli elementi obiettivi per escludere la morte a causa del monossido. -commenta Auletta- Attendiamo la decisione del Gip per far valutare alla dottoressa Bruzzone, la perizia dell'Uacv. Siamo ottimisti, perché ci sono tutti gli elementi, per disporre la riesumazione dei cadaveri».
Non resta che attendere la decisione della dottoressa Bia, che potrebbe chiedere al pm di disporre un incidente probatorio mediante autopsia sulle salme, o nominare un medico legale come consulente che valuti tutti gli atti, acquisendo un parere qualificato sulla fattibilità della riesumazione. «Noi abbiamo chiesto al giudice di decidere come magistrato di questa provincia e come mamma, per dare serenità a una famiglia», ha concluso Auletta.